09:00 - 11:00 Rilievo digitale e documentazione del Patrimonio Culturale per la prevenzione nei grandi rischi

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La documentazione del patrimonio richiede una particolare attenzione e i sistemi di acquisizione dell’esistente necessitano di ulteriori approfondimenti allo scopo di fornire una documentazione critica utile agli scopi di catalogazione, fruibilità virtuale, o ricostruzione in caso di perdita.

Gli stessi dati acquisiti possono diventare la base per la costruzione degli ambienti virtuali atti alla fruizione digitale.


Chairman: Michele Fasolo, direttore responsabile Archeomatica

Relatori

Dai primi velivoli più specificatamente orientati al rilievo aero-fotogrammetrico si è passati oggi all'utilizzo di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR, comunemente detti droni) per soddisfare molteplici esigenze in campo archeologico e nei diversi ambiti applicativi più specifici come la topografia di aree archeologiche, il rilievo di monumenti e di scavi, la mappatura e il monitoraggio di porzioni anche vaste di territorio con costi contenuti rispetto alle metodologie tradizionali. Oltre ad agevolare la conoscenza dello stato dei luoghi, questi strumenti si rivelano piuttosto utili per una documentazione più speditiva e sempre aggiornabile, per la conservazione, prevenzione e tutela dei beni ambientali, paesaggistici, territoriali e infrastrutturali fornendo uno strumento di controllo a distanza ed in sicurezza (data la possibilità di effettuare sopralluoghi virtuali). A ciò si aggiunge l'opportunità di mappare aree di difficile accesso, di ridurre notevolmente i tempi di rilievo in campagna e di realizzare elaborati con grande dettaglio cartografico; di offrire oggettività interpretativa delle superfici rilevate garantendo la massima affidabilità nel monitoraggio sistematico. Sono quindi sistemi che consentono di produrre in tempi brevi elaborati cartografici utili alla documentazione del territorio e del patrimonio architettonico e archeologico, completando l’acquisizione e la registrazione delle informazioni archeologiche, archiviando i dati raccolti e favorendo la ricostruzione del paesaggio a diverse scale e risoluzioni. Da non sottovalutare, infine, le enormi potenzialità di questi strumenti per la scoperta di nuovi dati dal territorio che vanno ad aggiungersi ai dati già noti.

Il cantiere di restauro del portico di San Francesco è stato un esempio di collaborazione fattiva tra istituzioni pubbliche diverse. Sono state sviluppate delle azioni concertate in economia che, nel rispetto dei valori architettonici-storici-artistici riconosciuti al monumento, ne hanno consentito la sua conservazione e valorizzazione. Il progetto di restauro è stato sviluppato e redatto all’interno del Master in “Strumenti e Metodi per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali” A.A. 2012-2013 dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio - Università di Roma Sapienza e con l’ICCROM. Il restauro del portico della Chiesa di San Francesco è stata un’occasione per mettere in atto una progettazione di e per il restauro su ben definiti binari storico-critici sperimentando una metodologia anche in rapporto all’emergenza. Grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali di documentazione e di rilievo, ai sistemi GIS per la gestione delle informazioni e ai sistemi digitali 3D si sono verificate le loro potenzialità, nella loro integrazione, sia nel caso di architetture storiche che di opere mobili nell’ottica di perseguire una maggiore sensibilizzazione al patrimonio culturale da parte di chi non è un addetto ai lavori.